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Gli approfondimenti del mese:

settembre 2025

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Arringhe e contributi dottrinali di avvocati, magistrati ed accademici che, con la loro opera, hanno lasciato una traccia significativa nel mondo giudiziario.

Un ponte verso il futuro
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In questo numero:

Alessandro Cassiani

Massimo Krog

Ha iniziato la carriera giuridica in magistratura presso la Procura della Repubblica di Napoli e poi presso l’Ufficio Studi della Corte di Cassazione. Attività che ha svolto per oltre venti anni.

Nel 1982 ha lasciato la magistratura ed ha intrapreso la carriera forense assumendo la difesa di personalità molto note nel campo politico, delle società sportive, del mondo dello spettacolo e di società internazionali, quali la Philips Morris, la Brystol Mayers, la Schering Plough.

All’attività forense ha aggiunto quella di docente presso la Scuola di Specializzazione post lauream per le professioni legali dell’Università degli “Studi Suor Orsola Benincasa” di Napoli.

Nel 2014 e nel 2015 gli è stato assegnato il Premio Internazionale “Le Fonti”, quale <  miglior penalista italiano per il contenzioso penale  >.

Massimo Krog: Il ricorso per Cassazione (PDF)

La quarta lectio magistralis pronunciata al convegno organizzato, il 3.6.2019, dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, su “IL RICORSO IN CASSAZIONE”  –  Intervengono i Maestri – è stata di Massimo Krog.

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La sua analisi, su un tema di notevole complessità, quale il ricorso per Cassazione, è particolarmente pregevole, anche per l’osservatorio privilegiato che ha avuto il merito di ricoprire.

Con molto disincanto e con l’autorevolezza acquisita, nella lunga e qualificata esperienza professionale e accademica, è riuscito a delineare le problematiche irrisolte del processo penale e del ricorso per cassazione in particolare.

L’avv. Krog ha esordito con una riflessione di carattere generale, mettendo in evidenza uno degli errori di fondo che hanno impedito la realizzazione di un vero e proprio processo accusatorio. Averlo innestato su fondamenta e caratteri tipici del sistema inquisitorio ha determinato una vera e propria anarchia giudiziaria con profondo disorientamento nei cittadini, che sono i primi incolpevoli  destinatari delle disfunzioni del sistema processuale penale.

L’analisi di Krog, conferma la linea di pensiero degli altri Maestri che hanno relazionato prima di lui, e che riflette un pessimismo di fondo, i problemi irrisolti della giustizia penale richiedono innanzitutto una vera e propria rivoluzione culturale, perché gli interventi settoriali sulla procedura penale hanno complicato la macchina della giustizia e rallentato l’iter processuale.

Tante sono le disfunzioni di un sistema che si rivela dannoso per la vita delle persone, con l’iscrizione nel registro degli indagati che, da informazione di garanzia si trasforma, molte volte, in un marchio per l’instaurarsi di un processo parallelo a quello penale, il processo mediatico.

Altra anomalia riscontrata dall’avv. Krog è costituita dalla mancata separazione delle carriere che ha determinato una posizione di prevalenza dell’accusa rispetto alla difesa.

Dopo aver apprezzato le innovazioni apportate dalla legge Pecorella, che ha aggiunto il requisito della contraddittorietà, accanto alla mancanza ed alla manifesta illogicità, tra i vizi della motivazione, ampliando l’area  dei motivi di impugnazione della sentenza, che non è più solo costituita dal testo del provvedimento impugnato, ma prevede “anche altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame”, ha fornito una qualificata collocazione del fatto.

Il fatto, ha ammonito, non va utilizzato ai fini del giudizio, ma quale elemento di congruità del giudizio, su cui si fonda la sentenza di appello, suscettibile di ricorso per cassazione.

Krog ha concluso la sua relazione auspicando un cambiamento culturale del modo di intendere i problemi della giustizia che implica anche un cambiamento generazionale, che trascende le diversità di opinioni politiche e le difese corporative degli ordini professionali di appartenenza.

(leggi l’intero approfondimento)

Avv Giulio Paoli

Tullio Padovani

Avvocato, Docente di diritto penale presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Autore di un manuale di diritto penale giunto alla XIV edizione, sul quale si sono formate generazioni di studenti dell’Università di Pisa.

Autore di numerose monografie di parte speciale di diritto penale e della collana di Giustizia criminale. Autore del Commentario di diritto penale. Coautore del Commentario sistematico del codice penale. Designato membro o presidente di commissioni di riforma del codice penale, della legislazione penale speciale, del processo penale presso il Ministero della Giustizia.

Membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Tullio Padovani: Come si costruisce un’arringa. (PDF)

La relazione che viene qui presentata ha un titolo molto suggestivo: come si costruisce un’arringa?

L’arringa è un momento solenne del processo penale. Ha molte peculiarità: creare un rapporto di sintonia con il giudice, farsi ascoltare, mettersi alla prova, presentare la persona di cui si assume la difesa. Insegna, giustamente, l’avvocato Padovani “non si può spiegare come si fa un’arringa”, ed in effetti lui si astiene dal farlo, ma dall’alto del suo magistero fornisce tanti consigli utili che possono formare la coscienza (forma mentis) di un avvocato.

Una relazione da leggere, da rileggere, ma soprattutto da assimilare: molteplici gli elementi di riflessione.

Pregevole l’esordio: “l’autorevolezza si guadagna sul campo! Non so se stamane riuscirò a guadagnarmela….”

L’Autorevolezza è  la risultante di tre fattori: onestà (morale e intellettuale), serietà, preparazione.

Un giurista dello statura e dello spessore di Padovani, si presenta nella qualità di relatore, con un dubbio, che è espressione di onestà intellettuale: “non so se stamane riuscirò a guadagnarmela”.

Continua richiamando uno dei più grandi Maestri di Retorica dell’Antichità, Marco Fabio Quintiliano e legge uno passo della sua opera più nota   “Istituzione Oratoria”, il paragrafo 13 del libro II, dove si possono cogliere i caratteri dell’arringa.

Quintiliano riteneva l’accortezza, la caratteristica principale dell’oratore poiché si adatta in modo elastico e asseconda le variazioni di situazione”, una qualità che si acquista con il tempo, perché è frutto di esperienza, meditazioni, riscontri delle prove vissute nel Foro e che permettono di maturare una regola aurea che accompagna il difensore nell’attività professionale: ogni processo ha le sue peculiarità perché infinite e insondabili sono le pieghe dei fatti della vita.

Il fascino del processo penale è costituito dal mistero, dalla più intima fessura, dal più insignificante spiraglio, può scaturire un elemento di prova che stravolge la ricostruzione di un fatto, dal quale dipende il destino, in apparenza scontato, di una persona e colui che veniva considerato colpevole, e quindi condannato in partenza, alla fine, a volte, risulta completamente estraneo ai fatti contestati.

Padovani sostiene che l’arringa è  un’arte, e l’arte non si insegna, però si possono insegnare le tecniche che stanno a fondamento dell’arte.

Nel processo inquisitorio l’arringa veniva identificata con la discussione, nel processo accusatorio l’arringa ha acquisito modifiche strutturali e funzionali perché è costituita da molti elementi: le eccezioni procedurali, le opposizioni nell’esame diretto, il controesame dove il difensore costruisce una linea difensiva, alternativa all’accusa, e al tempo stesso, invia messaggi al giudice che anticipano la discussione.

L’arringa ha una funzione persuasiva solo quando è fondata su argomenti corretti e ragionevoli.

Un avvocato deve avere una conoscenza capillare del fascicolo: condizione imprescindibile per essere ascoltati e per fornire al giudice elementi che possono essere inseriti nella motivazione.

L’avvocato non deve cercare la verità, perché spetta alla pubblica accusa, nel processo non è quella la sua funzione. L’avvocato ha un compito preciso: difendere una persona da uno o più capi di imputazione.

Non deve cercare la verità ma deve avere sempre un faro che illumini il suo cammino: il principio di legalità processuale, perché ha il precipuo compito di vigilare sul rigoroso rispetto delle regole.

Conclude esaltando il ruolo di parte dell’avvocato rispetto al potere di accusa, che deve comunque ostacolare, perché è quella la sua funzione: istituzionalmente, permanentemente, costantemente, incessantemente, duramente, irrevocabilmente.

Gli avverbi adoperati dall’avv. Padovani nella sua relazione da un lato, danno la misura della passionalità dell’intervento, dove sono state  richiamate figure che resteranno immortali nella storia dell’Avvocatura, Quintiliano, Bragan, Carrara, dall’altro scolpiscono la figura e il ruolo del difensore nella società.

(leggi l’intero approfondimento)

Alessandro Cassiani

Giuseppe “Peppino” Garofalo

Nella vita, e nell’attività professionale in particolare, essere sé stessi costituisce una regola indefettibile.

Deve essere sempre rispettata. Non bisogna mai imitare nessuno. Però ci sono persone che lasciano un segno nella società e nell’avvocatura, alle quali bisogna guardare per trarre lezioni che possono arricchire il nostro modo di essere e di vivere la professione.

Avv Giuseppe Peppino Garofalo (PDF)

L’avv. Garofalo, nella lettera che qui si allega, insegna un modo di essere avvocato che eleva a missione. Una lettera che spiega quali sono i sentimenti che animano l’agire di un vero, autentico avvocato: l’amore per gli altri, il profondo rispetto per la dignità delle persone, innanzitutto gli ultimi, la responsabilità verso la verità. Non la ricerca della verità, ma il comportamento responsabile che ognuno di noi deve avere nei confronti del prossimo, perché la componente etica dell’avvocatura costituisce elemento preponderante ed imprescindibile.

(leggi l’intero approfondimento)

Avv Giulio Paoli

Laura Suardi

Docente di latino e greco al liceo classico Parini di Milano, oltre che autrice di varie pubblicazioni sul mondo antico, lo ha ricostruito unendo il mondo classico e quello contemporaneo, per dimostrare come la retorica sia tutt’altro che morta. 

Prof.ssa Laura Suardi: le cinque regole di Cicerone per fare un discorso perfetto (PDF)

La rubrica tenta di svolgere una duplice funzione: si rivolge al passato, che va letto con oculatezza, per guardare al futuro e cogliere i cambiamenti inevitabili che caratterizzano la professione.

Istituzione Oratoria di Quintiliano e De Oratore di Cicerone costituiscono due opere molto formative nella formazione di un penalista. L’avv. Padovani nella sua relazione ha spesso richiamato Quintiliano e l’ha pure consigliato. D’altro canto bisogna domandarsi: hanno un senso oggi le cinque regole di Cicerone che vengono qui allegate?

A mio avviso possono costituire, con i doverosi adattamenti, strumenti di comunicazione molto efficaci che caratterizzano e distinguono l’attività di un penalista.

Padovani parla di un avvocato che svolge una funzione persuasiva quando fornisce al giudice elementi, corretti e ragionevoli, in quanto tali suscettibili di essere presi in considerazione dal giudice ed essere inseriti nella motivazione.

La prima regola di Cicerone, l’inventio, presuppone una approfondita conoscenza del processo.

La seconda regola, la dispositio, consiste in una esposizione chiara e ordinata per ottenere un discorso persuasivo e predisporre favorevolmente il giudice all’ascolto.

La terza regola, l’elocutio, è frutto di un percorso perché richiede letture continue e varie per usare un linguaggio semplice e diretto in Corte di Assise, più tecnico in Tribunale e nei gradi superiori. La quarta regola, la memoria, non richiede una esposizione mnemonica, ma una presentazione fluida dei passaggi per conferire sicurezza all’avvocato.

La quinta regola, l’actio, concerne la postura, la modulazione della voce necessaria quando si tratta di sottolineare i passaggi decisivi del processo.

Linee direttive che possono costituire punti di riferimento che danno sicurezza e conferire autorevolezza al difensore.

(leggi l’intero approfondimento)

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Massimo Krog:

“Il ricorso per Cassazione“

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Tullio Padovani

“Come si costruisce un’arringa”

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Giuseppe Garofalo:

“Come dev’essere un Avvocato”

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Laura Suardi:

“Le cinque regole di Cicerone per fare un discorso prefetto”

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