A favore del SI al referendum sulla separazione delle carriere milita la Costituzione
Prof. Avv. Nicola Madia
Associato di Diritto Penale
Università degli studi di Roma Tor Vergata
È davvero contraddittorio che i fautori del NO al referendum sulla separazione delle carriere si proclamino poi strenui difensori della Costituzione e dei suoi valori fondativi.
Si tratta, infatti, della stessa Costituzione che dichiara il magistrato soggetto alla legge (e non a logiche corporative) e ambisce ad un processo che si celebri davanti ad un Giudice terzo (esattamente l’obiettivo che la separazione delle carriere mira finalmente a raggiungere).
È quella stessa Costituzione che reputa i cittadini maggiormente garantiti da un Giudice reclutato tramite un concorso diverso da quello del PM; da un Giudice che non condivida il medesimo percorso di formazione e aggiornamento con chi è istituzionalmente deputato ad accusare; un Giudice la cui carriera non dipenda dalle decisioni dei PM più influenti nei giochi correntizi; un Giudice, insomma, che non viva il PM come un collega, ma come una parte.
D’altronde, contrariamente alle fantasiose ricostruzione dei fautori del NO, il PM non è assolutamente destinato a diventare un super poliziotto giacché il suo ruolo rimane identico, con il beneficio che, al contrario di oggi, qualsiasi sua richiesta sarebbe vagliata col rigore che si addice ad un Giudice realmente terzo.
La magistratura, inoltre, non verrebbe sottoposta in alcun modo all’Esecutivo giacché la legge di riforma costituzionale continua a rimarcare espressamente la sua totale indipendenza.
In questo senso, la separazione tra i CSM si erge a elemento essenziale per portare a compimento il principio di terzietà e imparzialità del Giudice, la cui carriera non deve in alcun modo essere influenzata dal PM (pena il rischio di condizionamenti).
Insomma, al di là di slogan frutto di un dogmatismo corporativo che sta rovinando la magistratura italiana, non vi sono argomenti seri per contestare una riforma così importante per allineare il nostro paese alle democrazie avanzate, perché:
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- Giudice e PM devono seguire due percorsi formativi separati, uno abbeverandosi alla cultura della giurisdizione, l’altro a quella dell’investigazione;
- Giudice e PM devono essere sottoposti a due sistemi di reclutamento diversi, corrispondenti alle differenti attitudini che devono dimostrare dopo il periodo formativo;
- l’indipendenza e terzietà, soprattutto intellettuale, del Giudice, è la migliore garanzia per evitare gli abusi connaturali a impostazioni inquisitorie e per creare negli investigatori una vera cultura del risultato;
- il PM chiede e solo un Giudice davvero autonomo, scevro da pregiudizi dettati da un percorso formativo e professionale comune, dispone;
- nel nostro sistema, la carriera unica, lungi dall’avere accentuato la cultura della giurisdizione, ha impregnato di venature inquisitorie la funzione giudicante;
- due CSM distinti evitano che le carriere dei Giudici siano condizionate dai PM più potenti nella corporazione, con tutte le conseguenze sulla loro indipendenza di giudizio nei processi che contano.
Senza questa riforma è chiaro che il sistema accusatorio sembra un gigante su piedi di argilla, che può essere scosso facilmente da un Giudice che reputi le sue ritualità meri cavilli anziché fondamentali presidi garantistici.
Al di là, quindi, delle proprie opinioni politiche, bisogna votare guardando al merito della riforma e, predisponendosi in quest’ottica, non si può che votare decisi SI.
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