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Strage di piazza della Loggia, Brescia, del 28 maggio 1974, 8 morti e oltre 100 feriti. Il 3 aprile 2025, a quasi 51 anni dai fatti, è stato condannato dal tribunale per i minorenni di Brescia uno degli esecutori materiali, all’epoca minorenne, processato solo moltissimi anni dopo per cause, questa volta, non legate alla inefficienza e alla lentezza della giustizia.

A cura di Michele Bontempi – penalista del Foro di Brescia.

Strage di piazza della Loggia, Brescia, del 28 maggio 1974, 8 morti e oltre 100 feriti.
Il 3 aprile 2025, a quasi 51 anni dai fatti, è stato condannato dal tribunale per i minorenni di Brescia uno degli esecutori materiali, all’epoca minorenne, processato solo moltissimi anni dopo per cause, questa volta, non legate alla inefficienza e alla lentezza della giustizia.
Vicenda complessa che va analizzata in modo approfondito ma che, schematizzando, può essere così riassunta: dal 2015 si stanno susseguendo una serie di pronunce di diverse corti che confermano la responsabilità di esponenti di Ordine Nuovo Veneto nell’ambito della strategia della tensione, con l’appoggio di una parte dei servizi segreti italiani a loro volta legati a doppio filo con l’intelligence americana, con l’obiettivo di fermare l’avanzata dell’allora partito comunista per il timore che l’Italia potesse spostarsi sotto l’asse sovietico.

La giustizia sta arrivando dopo oltre 50 anni a causa dei depistaggi realizzati fin dai giorni immediatamente successi al 28 maggio 1974 da parte dei servizi segreti con loro uomini inseriti nella polizia giudiziaria. L’apparato probatorio di questo e del precedente processo appaiono molto solidi, pur inserendosi inevitabilmente nella cornice del processo indiziario. L’ultima sentenza è solo di primo grado e occorrerà attendere gli ulteriori gradi di giudizio, ma ciò che colpisce è che in questa vicenda, dalla pronuncia delle sentenza 21 febbraio 2014 della Quinta sezione della Cassazione (Pres.Lombardi, rel. De Marchi Albengo), che ha elencato i criteri di valutazione della prova nei processi indiziari, l’ipotesi dell’accusa è sempre stata confermata. Prima dalla sentenza 22 luglio 2015 della Corte di Assise di appello di Milano (Pres. e Rel. Conforti) che ha condannato due esponenti di Ordine Nuovo di Venezia e Padova, poi dalla sentenza della Corte di Cassazione del 20 giugno 2017, che ha reso definitiva tale condanna. E ulteriormente dalla sentenza della Corte di appello di Brescia del 5 ottobre 2022 che ha dichiarato inammissibile la istanza di revisione di uno dei condannati e, da ultimo, dalla sentenza 26 settembre 2023 della Corte di Cassazione che ha rigettato il relativo ricorso.
È lecito interrogarsi sulla indubitabile stortura determinata dal fatto che, per quanto riguarda i soggetti ancora in vita, sono stati condannate 2 persone a 50 anni dai fatti e quindi inevitabilmente 2 persone diverse, cambiate, che non sono più le stesse di quegli anni.
Il tempo, tuttavia, sembra essersi fermato non solo per loro, specialmente quando, dagli atti, emergono elementi di prova che dimostrano che, già a pochi giorni dal fatto, esponenti dei servizi segreti militari italiani erano al corrente dei fatti e avrebbero potuto segnalarli tempestivamente alla magistratura ma che al contrario li hanno tenuti nascosti in ogni modo, indirizzando gli inquirenti verso piste morte.

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