Parliamo senza retorica e infingimenti. La cronaca nera attira più audience del gossip e, quando avviene un omicidio che coinvolge specialmente giovani vittime, ognuno di questi casi si candida a palinsesto mediatico con episodi in serie.
Ma quando lo diventa ?
A cura di Michele Bontempi – penalista del Foro di Brescia.
Perché in realtà assistiamo a situazioni apparentemente analoghe, rispetto ad alcune delle quali, tuttavia, dopo pochi giorni cala il silenzio, mentre per altre inizia lo show. La risposta è evidente. Dipende dai protagonisti, se hanno interesse ad apparire (o a stare dietro le quinte muovendo i fili).
I primissimi ad avere interesse sono gli autori (sempre ignoti o, per dirla alla Pasolini, quelli di cui si sanno “i nomi ma non [abbiamo] le prove e nemmeno gli indizi”) della costante fuga di notizie (che integra il reato di violazione del segreto investigativo, di cui nessuno però si cura).
Essa costituisce un ingrediente indispensabile ma non sufficiente per allestire il circo mediatico; per mandare in scena lo spettacolo è necessario che le vittime abbiano voglia di parlare come un fiume in piena (per motivi più o meno nobili, come, ad esempio, per alzare il livello di attenzione sulla violenza sulle donne) e poi ci sono gli avvocati (di vittime e imputati) che sono spinti a volte dall’interesse del proprio assistito, ma anche (purtroppo) da finalità di carattere pubblicitario e/o narcisistico.
La cartina al tornasole è, per esempio, il caso mediaticissimo dell’omicidio di Sara Scazzi, sul quale però, dopo la condanna definitiva, è calato il sipario (nonostante sia stato un processo indiziario molto controverso) perché il difensore, che notoriamente detesta i circhi mediatici, ha fatto fuoco di sbarramento, altrimenti è facile immaginare cosa sarebbe successo.
In tutto ciò, la presunzione di innocenza, valore, sulla carta, di rango costituzionale, di fronte alla forza inarrestabile della sinergia fra poteri e con la complicità dei protagonisti delle vicende umane più tragiche, viene relegata a vuota e retorica formula di stile, che compare – qua e là – negli articoli di stampa o nei comunicati delle Procure.
Per non dire della tutela dell’imparzialità del giudice (anche e soprattutto dal rischio di errore giudiziario), con conseguenze anche tragiche sulle vite dei cittadini.
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