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Riflessioni utili...(ed. 6 dicembre 2025)

Gian Domenico Caiazza

Articolo 111, la Costituzione invisibile

PQM (6 dicembre 2025)

Articolo 111, la Costituzione invisibile

La riforma Vassalli del processo penale (1988), cioè l’epocale passaggio dal modello inquisitorio a quello accusatorio, è stata dal primo giorno avversata dalla magistratura italiana. Questa storia della parità processuale tra accusa e difesa, e del giudice non solo “imparziale”, ma anche “terzo”, non è mai piaciuta.

È diffuso tra le toghe lo struggente rimpianto per quella tossica commistione tra inquirente e giudice, quella esaltata “cultura della giurisdizione” che li vorrebbe accomunati, secondo la quale cioè il PM sarebbe già il primo giudice della fondatezza dell’accusa che egli stesso, insieme alla polizia giudiziaria, sta laboriosamente costruendo.

Perciò oggi, di fronte alla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario oggetto dello scontro referendario, sentiamo ammonirci: “State costruendo un mostro”, cioè il PM …

Daniele Negri

Voltaire e Robespierre: UNA DIVERSA CONCEZIONE DEL GIUDICE

PQM (6 dicembre 2025)

Voltaire e Robespierre: UNA DIVERSA CONCEZIONE DEL GIUDICE

Se sospendiamo per un momento il clangore della battaglia politica, vedremo confrontarsi attorno alla legge costituzionale che mira a disgiungere l’organizzazione dei magistrati tre distinte concezioni del giudice.

La prima, di ispirazione illuministico-liberale, riscopre la assoluta centralità del valore della imparzialità, ne persegue la realizzazione la più prossima all’ideale e perciò tende a innalzare il requisito al vertice dell’architettura del «giusto processo» nella convinzione che ogni carenza anche minima di imparzialità non tanto alteri il…

Marianna Caiazza

Di giusto processo e di giuste riforme

PQM (6 dicembrre 2025)

Di giusto processo e di giuste riforme

Corre l’anno 1999. È l’anno del governo D’Alema e dei Democratici di Sinistra, coalizione L’Ulivo. Alla Giustizia c’è Diliberto, il Ministro “comunista e garantista”. Alle Camere si discute sulla proposta di legge costituzionale per l’inserimento dei princìpi del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione. Lo si fa a 10 anni dall’uscita dal processo inquisitorio, ed è in questa occasione che si tirano le somme: il “nuovo” processo accusatorio porta ancora gli strascichi del vecchio rito. E allora “se veramente si vuole un sistema accusatorio, occorre ridare al dibattimento la sua funzione”, afferma Antonio Borrometi, PPI, che saluta con favore una riforma “che trasferisce nella nostra Costituzione i princìpi della convenzione europea sui diritti dell’uomo, sottoscritta anche dal nostro paese”.

D’altronde, la Costituzione italiana fa capolino solo nel ’48, quando vige già il Codice Rocco con il suo sistema inquisitorio. Occorre perciò cristallizzare ed elevare al rango più alto tutti quei princìpi cardine del nuovo processo penale: parità delle parti, terzietà ed imparzialità del giudice, contraddittorio anche nella formazione della prova, ragionevole durata del processo.

Sono esigenze comuni, tanto che la proposta viene …

Eriberto Rosso

La conversazione: RIFORMA DELL’ART.111 - Parla Oliviero Diliberto

PQM (6 dicembre 2025)

La conversazione: RIFORMA DELL’ART.111 - Parla Oliviero Diliberto

Oliviero Diliberto è Professore Ordinario di Diritto Romano presso l’Università La Sapienza di Roma, Preside della Zhongnan University of Economics and Law (Wuhan, China), componente di istituzioni accademiche in Francia.

Oggi lo abbiamo invitato a questa conversazione non solo per il suo ruolo di studioso ma perché componente della Camera dei Deputati dal 1994 al 2008, dirigente di partiti politici della sinistra e perché è stato Ministro della Giustizia dal 21 ottobre 98 al 26 aprile 2000 in due Governi guidati dall’On. Massimo D’Alema.

Dunque uno dei protagonisti del dibattito che ha portato all’approvazione del nuovo art. 111 della Costituzione,

Lorenzo Zilletti

La conversazione: RIFORMA NATA A SINISTRA – Parla Cesare Salvi

PQM (6 dicembre 2025)

La conversazione: RIFORMA NATA A SINISTRA – Parla Cesare Salvi

«Le origini di quella che è diventata la riforma della separazione delle carriere non erano rivolte a ridurre l’indipendenza dei magistrati, ma riflettevano uno spirito garantista».

È netto il professor Cesare Salvi, già ordinario di diritto civile, redattore capo della storica rivista Democrazia e diritto, a lungo parlamentare di PCI e PDS e vicepresidente del Senato. Lo interpelliamo perché, alla fine degli anni ‘90, fu protagonista assoluto dei lavori della Commissione Bicamerale, prima; della riforma costituzionale dell’art. 111, subito dopo.

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